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La Battaglia sui libri

Amelli Cesare
La Battaglia di Marignano
Ricerche e studi sull'opera
degli Svizzeri e sui loro
rapporti con gli altri
Stati prima e dopo
la Battaglia

1965
Edizioni Istituto Storico
Melegnanese.
Tip. Mascherpa - S.Giuliano M.

La pace perpetua
Renato, bastardo di Savoia, Gran Maestro della Casa di Francesco I, comparve alla fine di ottobre 1516 davanti alla Dieta di Friburgo, presiedendo un'ambasciata francese composta da Luigi di Forbinières, signore di Salière, e di carlo Duplessis. Questi ministri, avendo con i Deputti del Corpo Elvetico spiegato ed esteso con qualche nuovo articolo il Trattato dell'anno precdente, sottoscrissero il 27 novembre 1516 la celebre allenza con la Corona di Francia, conosciuta sotto il nome di "Pace Perpetua", che servì sempre come base a tutti i Trattati stipulati in seguito tra i re di Francia e la Svizzera. Ed ecco il testo:

1

Qualunque inimicizia e rancore saranno estinti per sempre fra la Corona di Francia ed il Corpo Elvetico, e sottentrerà l'unione la più sincera tra le Potenze contraenti, le quali porranno reciprocamente in libertà i propri prigionieri senza pretendere riscatto.

2

Saranno compresi in questo trattato, oltre ai Tredici Cantoni, l'Abate e la città di San Gallo, la Repubblica del Vallese e quella delle Leghe Grigie e Cadee, e le città di Bienne di Mulhausen.

3

Se qualche membro del Corpo Elvetico o qualche particolare di questa Confederazione avesse pretensioni contro Sua Maestà od i suoi sudditi, saranno decise da arbitri scelti da una parte e dall'altra.

4

Tutte le immunità ed i privilegi di cui i sudditi del Corpo Elvetico avevano goduto in Francia, prima della rottura del 1512, saranno ad essi continuati d'ora innanzi in perpetuo in tutti gli Stati che quella Corona possiede, ed in tutti quelli che essa potesse acquistare in avvenire.

5

Sua maestà confermerà con questo Trattato i privilegi e franchigie dei mercenari svizzeri, che erano state loro accordate dai suoi predecessori. (nota 1)

6

Sua Maestà per dimostrare al Corpo Elvetico il suo sincero desiderio di vivere d'ora innanzi nella più perfetta armonia, e volondo per questa ragione soddisfare alle sue antiche pretensioni, acconsente al pagamento dei 400.000 scudi d'oro dovuti ai Cantoni dopo la pace di Digione, e di aggiungervi altri 300.000 scudi d'oro in compenso delle spese da essi incontrate negli ultimi loro conflitti in Italia, della qual somma Sua Maestà pagherà 200.000 scudi all'atto di sottoscrivere il presente Trattato, 200.000 al 1° gennaio 1517, 200.000 al 1° gennaio 1518, e gli altri 100.000 al 1° gennaio 1519. Le somme occorrenti per questi quattro pagamenti saranno trasportate, a tutta spesa e carico del re di Francia, in Friburgo.

7

Affinchè la buona intelligenza, pace ed amicizia si vadano sempre ogni giorno maggiormente rinforzando tra le Potenze contraenti, nessuna delle due parti accorderà nè passaggio, nè ritirata sui suoi paesi, signorie e terre, ai nemici dell'altra.

8

Per la stessa ragione, nessuna delle due parti accorderà asilo ai sudditi che hanno commesso delitti criminali contro l'altra, ma ne farà la consegna sulla prima domanda.

9

Sua Maestà non permetterà che alcuno dei suoi sudditi brandisca le armi contro i Cantoni o loro alleati e vassalli nelle terre, paesi e signorie di quelli.

10

Il Corpo Elvetico si obbliga del pari a non concedere alcuna leva di soldati a quei sovrani che volessero assalire Sua Maestà, sia nel Regno di Francia, sia nei suoi Stati d'Italia.

11

I sudditi delle Potenze contraenti potranno passare e ripassare liberamente negli Stati dell'uno e dell'altro, senza essere molestati e gravati di alcuna nuova gabella o pedaggio.

12

Sua Maestà perdonerà, in contemplazione del Corpo Elvetico, a tutti quei sudditi del Ducato di Milano ed altri Stati d'Italia che potessero aver seguite le parti di Massimiliano Sforza.

13

I privilegi ed immunità accordate dai Duchi di Milano agli abitanti di Lugano , Locarno, Val Maggio e Mendrisio, e a quelli della Valtellina e Contea di Chiavenna, verranno ad essi confermati da Sua Maestà, nel caso che i Cantoni conreggenti di questi quattro possedimenti e le Leghe Grigie, come proprietari della Valtellina e Contea di Chiavenna, si inducessero a restituire questi apesi al re, mediante il pagamento delle somme convenute nei due articoli seguenti.

14

I Cantoni conreggenti di questi quattro possedimenti italiani nominati nell'articolo precedente avranno un anno di tempo, contando dalla data del presente Trattato, per determinarsi se essi preferiscono conservare i detti quattro possedimenti in perpetuo, oppure se volessero restituirli a Sua Maestà, ricevendo un equivalente di 300.000 scudi d'oro.

15

Sarà del pari accordato alle Leghe Grigie il termine di un anno, nella loro qualità di sovrani della Valtellina e della Contea di Chiavenna, per determinare se esse vogliano conservare il possedimento di questi due distretti staccati dal milanese, o restituirli a Sua Maestà, contro il pagamento di 150.000 scudi d'oro.

16

La Potenza che rimarrà padrona di questi quattro distretti italiani e della valtellna e Contea di Chiavenna, riceverà dall'altra tutti i titoli, documenti ed archivi che vi riguardano. (nota 2)

17

I cantoni di Uri, Schwitz e Unterwald conserveranno per sempre ed in tutta sovranità la città e contea di Bellinzona, secondo le disposizioni del Trattato di Arona del 1503.

18

Nel confermare il Trattato di Arona, il re confermerà ancora, senza alcuna restrinzione, il Capitolato di Milano fatto nel 1499 e nel 1503 fra il predecessore di Sua Maestà ed il Corpo Elvetico.

19

Il re pagherà i sussidi o stipendi annuali al Corpo Elvetico in ragione di 2.000 fiorini del Reno per ciascun Cantone, altrettanti per le Leghe Grigie e Cadee, altrettanto per il Vallese, altrettanto per dividersi fra l'Abate e la città di San Gallo, e finalmente la stessa somma da ripartirsi fra le città di Bienne e di Mulhausen.

20

Questo Trattato di alleanza ed unione deve durare in perpetuo tra la Corona di Francia ed il Corpo Elvetico.

21

Il re, in questo Trattato, ha come testimoni il papa Leone X, e la Santa Sede; il re d'Inghilterra, di Scozia, e di navarra; la Signoria di Venezia; i Duchi di Savoia, di Lorena, e di Gheldria; ed infine la Casa De' Medici di Firenze.

22

I cantoni ed i loro coalleati hanno come testimoni l'Imperatore, ed il Santo Impero di Germania; il papa Leone X, e la Santa Sede; la Casa d'Austria, con i Duchi di Virtenberg e di Savoia.

I rimanenti articoli contengono regolamenti di precauzioni sulle contese che potrebbero insorgere in avvenire tra le parti contraenti, e sulle quali le parti si obbligano a pronunciare, senza offendere, le rispettive giurisdizioni. Si richiamano inoltre, più minutamente, gli accordi stipulati sotto Luigi XII nel Trattato di Arona, sulla scelta di quattro arbitri, ed anche di un quinto qualora ci fosse necessità, al congresso e termine prescritto per radunarsi, con lo scopo di definire immediatamente ed in modo amichevole ogni sorta di contestazioni che potessero sorgere fra le due parti contraenti.
Questo Trattato della "pace Perpetua" fu sottoscritto il 27 novembre 1516 a Friburgo, e fu giurato nella cattedrale di quella città con tutta la solennità possibile, dagli ambasciatori di Francia e dai Rappresentanti dei Membri del Corpo Elvetico indicati nell'articolo secondo. Il re Francesco I, per accrescere l'importanza del Trattato, volle che si facessero i giuramenti anche alla sua presenza: il Corpo Elvetico allora elesse il landmano Schwartzmaurer di Zug ed il governatore Falk di Friburgo, come rappresentanti in questa occasione.
Gli ambasciatori svizzeri giunsero il 15 dicembre a Parigi, ed ebbero la prima udienza presso Francesco I il giorno 16. La mattina del giorno 18 dicembre 1516 il re di Francia ratificò la Pace Perpetua; il giorno 20 dicembre si giurò dal re e dagli ambasciatori svizzeri, nella cattedrale di Notre Dame a Parigi, con grande sollennità. Il giorno 24, vigilia di natale, gli ambasciatori svizzeri ricevettero l'udienza del congedo dal re, che fece rendere loro le stesse feste ed i medesimi onori riservati ai Rappresentanti delle Case Reali: in quell'occasione il re fu particolarmente gentile e pieno di riguardi. La famiglia reale ed i principali signori della Corte di Francia gareggiavano nel riempire di doni gli ambasciatori svizzeri, che ritornarono in patria il 4 gennaio 1517. Da aollora la Svizzera, in maggioranza, fu per gli interessi bellici e politici di Francesco I, anche se continuava a rifornire di mercenari il papa, oppure in minima parte le altre aprti avversarie. (nota 3)
La Pace Perpetua non era naturalmente ben vista dai nemici di Francia, cioè dagli aderenti alla ormai vecchia Lega, alla quale gli Svizzeri avevano dapprima aderito e per la quale si erano battuti eroicamente, soli e per due giorni, a Marignano. E la Pace Perpetua attrraversa il suo periodo di crisi, creato dall'Imperatore, dal papa, aiutati principalmente dal cardinal di Sion. Costoro affermavano che la guerra aveva uno scopo nobile: riportare sul trono di Milano e dei suoi avi l'unico discendente della sfortunata ed incompresa stirpe dei Visconti, per la quale la nazione elvetica aveva per lungo tempo conservata gloriosamente la signoria. Si doveva poi riprendere la guerra, perchè lo Sforza era un vicino più sicuro che non un regnante francese. E per la guerra, che si poteva e doveva ancora intraprendere, erano stati stanziati stipendi più generosi e più alti di quelli di Francia.
La Francia, da parte sua, non rimaneva inattiva in tale offensiva propria di una guerra fredda. Andava dicendo che il papa aveva assoldato un esercito svizzero per mandare contro il re di Francia. Decantava i benefici dell'amicizia francese ed i veri interessi per i cantoni. Ricordava con insistenza le alleanze tra Svizzeri e la nazione francese così solennemente giurate; ed era questo un argomento psicologicamente molro forte per gli Svizzeri, tanto persuasivo quanto quello degli stipendi elevati.
La crisi della Pace Perpetua era aperta. Che cosa ricordasse Marignano in quel momento alla nazione svizzera, non lo potremo mai conoscere. Passavano gli anni: i ricordi diventavano tenui sotto il pressante incalzare delle necessità quotidiane. Sui campi insanguinati della Bassa Milanese ritornava la vita rustica nella serena quiete georgica ed umile. Solo Ulrico Zuinglio, il parroco che aveva accompagnato i suoi uomini a Marignano teneva alto lo spirito della disfatta ed il suo significato.
In questi contrasti di sollecitazioni e di differenti proposte. i Cantoni rimasero per qualche tempo indecisi. Finalmente tutti, ad eccezione di Zurigo che sulla persuasione di Zuinglio ricusava ogni proposta straniera, si mantennero fedeli a Francesco I, e siglarono la loro fedeltà con un nuovo trattato in Lucerna, il 7 maggio 1521: i Cantoni ed i loro alleati, l'Abate di San gallo, iGrigioni, le città di Mulhausen, Bienne, Rothveyl, accordavano alla Francia facoltà di assoldare nei loro paesi i combattenti, per difesa della Francia, e del Milanese, da sei a sedicimila uomini, ma non più senza loro preciso permesso; il re di Francia aumentava gli stipendi, prometteva di soccorrere i cantoni con la cavalleria, artiglieria o denari qualora fossero assaliti; questo trattato doveva durare per uttta la vita del re Francesco I e per tre anni dopo la sua morte. La crisi era superata.
Il cardinal di Sion ed il conte di Sultz, governatore del Tirolo, presentatisi alla Dieta di Lucerna, per offrire forti controproposte, non vennero ascoltati: la nazione elvetica, tranne Zurigo, era filofrancese. (nota 4)
Però, nonostante gli accordi ben chiari, non si potè impedire che cittadini privati, di loro spontanea iniziativa, si arruolassero in gran numero sotto le bandiere dell'imperatore e delle forze antifrancesi. (nota 5) Si ripeteva così il grave errore della vigilia di Marignano: la perenne divisione tra gli stessi Svizzeri, che andavano al servizio di coloro che avevano bisogno di carne umana per i campi di battaglia senza perdite delle proprie vite.
La speculazione sul valore degli Svizzeri, approfittando della loro povertà economica, creava dunque divisione anche politica e nazionale. Quando, fra qualche anno, si scatenerà la lotta per la Riforma protestante, il paese sarà maggiormente travolto nella più grave scissione, quella religiosa. Così la Svizzera si avviava ad una nuova lunga fase della sua storia: dal divisionismo cantonale ai rapporti delle proprie decisioni, fino al governo centrale senza ridurre le autonomie locali, così da istituire un ordine federale, in cui la neutralità più stretta rimase il canone fondamentale della politica internazionale ed anche la base del forte sviluppo economico e del suo alto livello sociale.


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