|
Opera
di Augusto per la ricostruzione delle strade.
La guerra di Modena fu seguita dal noto accordo triunvirale che
costituì la premessa per la conquista del potere da parte
di Ottaviano. E quando egli fu rimasto senza rivali e definitivamente
cessarono le lotte civili, venne anche per le strade, dopo la desolazione
e l'abbandono, l'ora della rinascita.
E' noto come Augusto intraprendesse un'opera sistematica di ricostruzione
delle maggiori vie pubbliche. Personalmente curò il restauro
della Flaminia, dall'Urbe a Rimini, al quale doveva di necessità
tener dietro quello dell'Aemilia, da Rimini a Piacenza, che pure
stava alla base dei collegamenti fra Roma e le legioni nord-occidentali
dell'Impero, ancora in attesa d'una sistemazione amministrativa
e di una intensa valorizzazione. E infatti sulla via Emilia una
generale opera di rafforzamento fu eseguita nel 2 a.C. Lo documenta
in modo sicuro l'epigrafe incisa su due grandi miliari tornati alla
luce nel nostro secolo, uno dei quali appartenente al tratto Piacenza-Bologna,
perchè rinvenuti presso Borgo Panigale nel greto del Reno:
"Cesare Augusto Imperatore, Pontefice massimo, nel suo decimoterzo
consolato, nella sua ventiduesima potestà tribunizia, curò
che fosse rafforzata la via Emilia da Rimini al fiume Trebbia -
LXXIX". Nei lavori ricordati dall'epigrafe rientrò certo
la costruzione del grande ponte sul Reno (nei cui pressi si trovava
appunto quest'ultimo miliario), ma probabilmente anche quella di
altri meno considerevoli, fino a Piacenza.
Il principato augusteo fu veramente importante per la viabilità
anche per l'istituzione dei "curatore viarum" e del "cursus
publicus". Per entrambe le cose vi erano stati dei precedenti
in epoca repubblicana, ma con caratteri molto diversi. Ora Augusto
mirava a creare così un gruppo di funzionari responsabili
verso di lui che specificamente provvedessero con piena continuità
al mantenimento delle strade, come un corpo permanente di corrieri
organizzati militarmente per assicurare periodici e rapidi contatti
con tutte le regioni dell'immenso Impero, garantendone la sicurezza
e la regolarità amministrativa.
Anche la via Emilia ebbe i suoi "curatores"; anch'essa,
assieme al suo prolungamento da Piacenza a Milano, servì
al "cursus publicus". Il "cursus" determinava
sulle strade il sorgere di "mutationes" per il cambio
degli equipaggi e di "mansiones", luoghi attrezzati per
la sosta dei viaggiatori e degli animali: e se più d'una
località sulla via da "Madiolanum" a "Placentia"
e da "Placentia" a "Bononia" figura, come si
è visto, negli Itinerari con la qualifica di "mutatio"
o "mansio", ciò indica che tutto il percorso rientrò
fra quelli serviti dal "cursus" per parecchio tempo.
Nel lungo periodo di stabilità politica e di tranquillità
che il governo imperiale garantì, queste strade furono nell'Aemilia,
nella "transpadana" e nell'Italia in genere un eminente
fattore di incivilimento: e possiamo guardare all'opera dei "curatores"
come alla ragione del loro mantenimento in efficienza, e al passaggio
dei mezzi addetti alla posta di stato (già sotto Augusto
si incominciò a sostituire i corrieri a piedi o a cavallo
con altri provvisti di veicoli, e il servizio si sviluppò
presto come trasporto di persone, specie pubblici funzionari, e
di merci di valore) come alla manifestazione più regolare
della loro attività.
|