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Le
strade nella crisi del secolo terzo: prime invasioni.
Dopo il felice periodo dei Flavi e degli Antonini, il terzo secolo
della nostra era segna per l'Impero una crisi gravissima, superata
solo attraverso l'opera di alcuni grandi sovrani, il cui sostrato
è una nuova giustificazione del potere personale come missione
di carattere divino. Esteriormente il disordine culmina con la così
detta "anarchia militare" (235-268) durante la quale il
potere effettivo è nelle mani dei legionari e dei pretoriani,
già in gran parte di origine barbarica. Una generale paralisi
dell'opera di governo e un disordine economico e finanziario irrimediabile
si ripercuotono su tutto ciò che ha attinenza con la vita
pubblica, comprese naturalmente le strade. Queste subiscono danni
eccezionali, senza più fruire nemmeno della manutenzione
ordinaria.
Tuttavia l'arteria che assicurava i collegamenti di "Mediolanum"
con l'Italia centrale, data la sua preminente importanza, venne
mantenuta in condizione di poter fondamentalmente assolvere il proprio
compito. Abbiamo almeno una testimonianza che anche nel periodo
più oscuro chi esercitò l'autorità imperiale
si preoccupò dell'efficienza di questa strada: ed è
l'epigrafe commemorativa della ricostruzione del ponte sulla Secchia
"distrutto dalla forza del fuoco". L'opera risulta promossa
da Licinio Valeriano e Gallieno, ed è databile nel 260. Più
che per il lavoro in sé (tuttavia non trascurabile: la riedificazione
di un ponte di cui sono rimaste fino ai giorni nostri le vestigia,
in sostituzione d'uno tutto o in parte in legno) il fatto importa,
ripetiamo, per il momento in cui avvenne. Appare significativo che
Gallieno non si disinteressasse del collegamento attraverso la via
Emilia, malgrado che allora la situazione dell'Impero fosse qusi
disperata.
E' questa l'epoca in cui i barbari compaiono sulla strada che collega
Milano a Piacenza: gli Alamanni devastano a loro piacimento la regione
che essa traversa, finchè nel 261 sotto Milano vengono battuti
da Gallieno. Nove anni dopo (già sotto Aureliano) fecero
lo stesso i marcomanni, che sicuramente arrivarono fino a "Placentia".
Durante il loro passaggio sulla strada di Milano venne con tutta
probabilità interrato, a non molta distanza da questa, a
Monasterolo di Brembio, quel vaso contenete una grandissima quantità
di monete che vi fu rinvenuto nel secolo scorso, e che era, secondo
una persuasiva spiegazione allora data, un pubblico erario.
Milano era dunque centro di resistenza contro i barbari e di raccolta
di truppe per operazioni alle frontiere: come tale diveniva naturalmente
uno dei "focolari di contese e di guerre civili". Si svolse
infatti intorno ad essa un conflitto fra Gallieno e Aureolo, riuscito
fatale ad entrambi.
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