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Viaggi
e strade sotto Teodorico.
Negli anni successivi, durante i primi regni romano-barbarici, quelli
di Odoacre e di Teodorico, la strada Milano-Piacenza è, almeno
in parte, più legata a fatti di portata storica che non la
via Emilia fino a Bologna. Fra Milano e Ravenna, i due centri più
vitali della zona padana, i collegamenti si effettuano di preferenza,
come s'è detto, per Cremona con un percorso che include infatti
il primo tratto di quella via. In questo senso si compiono movimenti
di formazioni barbariche come viaggi di persone illustri che hanno
relazioni con il sovrano e la corte.
Nel 489 scendono in Italia gli Ostrogoti di Teodorico. Battuto ripetutamente,
Odoacre è costretto a rifugiarsi a Ravenna; Tufa, suo luogotenente
a Milano, si consegna, con grandi forze, al vincitore che gli dà
un esercito da condurre contro lo stesso Odoacre. Tufa si recò
a Faenza, e forse passò da Piacenza e per la via Emilia,
per non accostarsi troppo a Odoacre: non fu questo però l'itinerario
tenuto al ritorno se, dopo essersi inaspettatamente riconciliato
col suo sovrano invece di combatterlo, lo accompagnò anche
nella controffensiva. Odoacre infatti, uscito da Ravenna, mosse
verso occidente, si fermò a Cremona e quindi senza difficoltà
passò a Milano. Esauritasi la ripresa di Odoacre, Teodorico
riduce l'avversario in Ravenna, lo uccide (493) e resta padrone
dell'Italia.
Subito al re goto si presentano i vescovi di Pavia e di Milano,
Epifanio e Lorenzo, a chiedere indulgenza per i sostenitori della
parte sconfitta. Arrivano insieme: hanno fatto insieme il viaggio.
Riteniamo che Lorenzo sia venuto per la via di Piacenza fino a "Laus"
e lì, col suo suffraganeo, abbia preso poi la "Cremonensis",
e che abbia fatto lo stesso anche in una successiva occasione, quando
lui e altri vescovi dell'Italia superiore andando a Roma per un
sinodo (501) si fermarono a conferire con Teodorico a Ravenna in
quanto "la stessa direzione del cammino li portò alla
presenza del Principe". Ma se per avvenimenti così notevoli
è interessata prevalentemente la Milano-Piacenza, ciò
non vuol dire che manchino ricordi del transito di uomini veramente
rappresentativi di quest'epoca anche sulla via Emilia, in particolare
sul tratto Piacenza-Bologna.
Uno riguarda lo stesso Epifanio; poco prima della morte nel tornare
da Ravenna ala sua sede episcopale egli passò per molte città
dell'Emilia, accogliendo in tutte attorno a sé il clero e
i fedeli, infaticabile, alacre, quasi - dice il biografo - volesse
affrettarsi al riposo del sepolcro. Sostò più a lungo
a Parma, dove contrasse una flussione, ma continuò, sempre
mostrandosi energico, fino al ritorno a Pavia, fino alla morte.
La via Emilia era come sempre ininterrotta, ma quanta diversità
di vita da pochi secoli prima! Popolazioni ormai scosse dai travagli,
impoverite, tribolate da epidemie, affidate in gran parte alla Chiesa
che creava una propria organizzazione e proteggeva i fedeli con
l'opera dei vescovi, la cui autorità spirituale equivaleva
a un effettivo potere apprezzato e riconosciuto anche dai sovrani
barbarici. Ora queste popolazioni dell'Italia stavano per avere
alcuni anni di pace e di un certo progresso economico sotto Teodorico;
il quale non tralasciò neppure di organizzare il "cursus
publicus", ben consapevole della necessità di esso.
Vari decreti di Teodorico prescrissero che il servizio non venisse
usato a fini privati, che anche chi era autorizzato ad usarlo non
facesse deviazioni né portasse troppo bagaglio, che non si
sottoponessero uomini e animali a un superlavoro, e così
via. Si presero naturalmente anche provvedimenti di carattere particolare
per riorganizzare concretamente il "cursus" ed è
probabile che qualcuno almeno riguardasse la Milano-Piacenza-Bologna
che partiva da una grossa città e aveva diramazioni importanti.
Si può ritenere che senz'altro il lungo regno teodoriciano
fosse un periodo di ripresa per le strade che ci interessano, almeno
per quanto riguarda il traffico. Per le condizioni del fondo non
si hanno notizie per credere che siano state veramente migliorate.
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