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Ripresa
delle città dopo il Mille.
Con Ottone III si oltrepassa l'anno mille: stiamo perciò
entrando in un nuovo clima. E' ben noto come in quest'epoca un insieme
di fattori, che vanno dalla cessazione delle invasioni (l'ultima
grave, quella degli Ungari, aveva colpito anche l'Italia superiore:
i barbari, verso il 900, giunsero sulla via Emilia, fin presso Modena
e Bologna) all'adozione del sistema dei vescovi-conti, provocano
un rinnovamento, che in campo sociale si esplica con la partecipazione
di nuove classi alla vita pubblica e in campo economico con la rottura
dell'economia curtense, col ripopolarsi delle città, con
la ripresa dei mercati e della circolazione monetaria. Sul piano
spirituale le sue manifestazioni sono una più profonda religiosità
e l'ansia riformatrice.
Le città poste lungo le strade che stiamo considerando partecipano
di tale rinnovamento, più di tutte Milano che sotto Ariberto,
nei primi decenni del secolo XI, subisce un deciso mutamento interno,
ma anche Piacenza, allora "alla testa delle sue consorelle
città dell'alta Italia", Parma, Modena e le altre, in
maggiore o minore misura. E' un fenomeno che la strada, con gli
scambi che consente, favorisce e alimenta, restandone vivificata
a sua volta. Ciò non deve far pensare a un aumento spettacolare
del traffico sulla Milano-Piacenza o sulla via Emilia, o a una straordinaria
sollecitudine degli abitanti della zona per le loro strade. I trasporti
più importanti si svolgevano per via fluviale e la regione,
almeno fino a Piacenza, era ricca di corsi d'acqua; ancora "le
vie terrestri erano malsicure, spesso impraticabili, ridotte a sentieri
e a mulattiere; il carro poi non era che una limitata eccezione":
mezzo ideale di trasporto restava il mulo. E tuttavia le strade
rispecchiano l'evoluzione in atto, sia nell'animazione insolita
del traffico minuto, determinato dai bisogni della vita quotidiana,
sia nella novità degli avvenimenti di vasta portata a cui
esse vengono di volta in volta a legarsi.
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