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Episodi
della "lotta per le investiture".
L'avvenimento più importante del secolo, quello più
connesso al mutamento spirituale e materiale avvenuto, fu la "lotta
per le investiture", che in alcuni episodi salienti ebbe a
teatro la regione lombardo-emiliana e le strade stesse di cui stiamo
parlando.
L'antipapa che il partito imperiale oppone al riformatore Alessandro
II (sotto il quale già s'infiamma la controversia) è
il vescovo di Parma, Cadalo. Quando "questo figlio del diavolo"
s'incammina per andare a Roma, Beatrice di Canossa, la madre di
Matilde, gli fa scavare per disprezzo una fossa sulla strada che
deve percorrere: la "strada di Modena", ossia la via Emilia.
Le città poste sulla grande arteria non di rado furono per
l'imperatore e per gli antipapi: ma a non molta distanza da essa,
sulle montagne del Reggiano, le signore di Canossa rappresentarono
il principale sostegno del partito riformatore. Questa circostanza
condusse Enrico IV a percorrere parte della via Emilia tra Piacenza
e Bologna, proprio in quel per lui terribile inverno del 1077, allorchè
dovette affrontare la famosissima sottomissione davanti a Gregorio
VII. E a pochi giorni dal fatto lo ritroviamo in Piacenza: là,
soggiornando nel sobborgo probabilmente dalla parte dove era arrivato
risalendo l'Emilia, rendeva giustizia "in via publica".
Un'idea dei tempi e dell'asprezza dei contrasti si può avere
seguendo il viaggio di prete Liprando, capo della "pataria"
milanese. Egli, che mutilato nel naso e degli orecchi mostrava sulla
sua persona i segni delle sofferenze sostenute per la causa della
riforma, s'era mosso da Milano, nel 1097, per andare a Roma. Percorrendo
la via Emilia, a Borgo S.Donnino trovò installato re Corrado,
il figlio ribelle di Enrico IV, e da lui, che pur teneva per il
pontefice, si sentì chiedere cosa pensasse di quei preti
che si godevano le regalie, ma non volevano dare i sussidi dovuti
al re. Liprando rispose con diplomazia e ne uscì bene, ma
solo per quel giorno: l'indomani, ripreso il cammino, in vicinanza
di Parma fu catturato dai sostenitori dell'antipapa Giberto, imprigionato,
spogliato di tutto, e costretto a tornarsene a Milano.
Nel corso alterno di quelle vicende la via Emilia, che aveva visto
un imperatore recarsi a una mortificazione solenne, ne vide anche
un altro venire nel pieno della sua autorità. L'anno 1110
Enrico V scese in Italia con un forte esercito ed, evitata Milano
che gli era ostile, si recò presso Piacenza, a Roncaglia,
dove tenne una grande dieta, e prima di passare in Toscana percorse
un lungo tratto della strada da Piacenza a Bologna. E' certo infatti
che lasciata Piacenza venne al Taro e a Parma, e di lì mandò
messi a Matilde: la contessa gli concesse un colloquio e dovette
in sostanza impegnarsi a non attaccarlo; allora l'imperatore riprese
sicuro il cammino e arrivò fino a Roma, ma prima di entrarvi
raggiunse un compromesso col papa.
Aperta così la via delle intese, lo stesso Enrico segnava,
dodici anni dopo, il concordato definitivo, quello di Worms. Il
conflitto violento finiva: il modo con cui si era svolto e concluso
dava nuova forza a quelle classi d'origine popolare che avrebbero
avuto di lì a poco tanta parte nella nascita del comune.
Si preparava in tal modo un periodo di relazioni molto intense fra
i centri dell'Italia settentrionale, e di particolare vitalità
per le strade che li congiungevano.
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