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Deviazione
della Milano-Piacenza per Lodi.
Come si è detto Federico Barbarossa aveva riconosciuto ai
Lodigiani in materia di viabilità il diritto generale di
costruire tronchi che menassero alle città vicine, e quello
particolare di condurre per la nuova città la strada che
già passava per la vecchia. Privilegi di altri imperatori,
di Enrico VI nel 1191, di Ottone IV nel 1210, di Federico II nel
1220 confermavano le medesime concessioni e prescrizioni con un'aggiunta
importante: che venisse distrutta la strada su cui sorgeva l'antica
"Laus". Erano così poste le premesse per un complesso
di lavori stradali che toccò poi ai Lodigiani attuare, certo
con impegno non lieve. Nell'opera, necessariamente graduale, fu
probabilmente data la precedenza ai tratti di congiunzione con la
"via romana", per dare effetto alla più sostanziale
delle disposizioni imperiali.
In uno statuto di Lodi la cui redazione sembra risalga alla seconda
metà del secolo XIII è sommariamente indicato il percorso
delle strade che uscivano dalla città, fino ai limiti del
territorio comunale (i "Chiosi"). Esisteva una "strata
placentina" dalla porta Cremonese fino al bivio di Sesto (Olmo),
dove erano state incominciate le strade per S.Martino e per Secugnago:
attraverso di esse (quella di Secugnago era indirizzata sul tracciato
dell'attuale nazionale Emilia) si doveva raggiungere l'antica "via
romana", diretta a Piacenza, presso Livraga o più a
sud. L'aggettivo "placentina" fa pensare che l'allacciamento
fosse già realizzato, anche se tutti i lavori non erano compiuti.
Del resto già nel 1174 esistevano strade più brevi
della "via romana" per raggiungere Livraga dalla nuova
città, e cioè già allora si poteva andare da
Lodi a Piacenza senza toccare Lodi Vecchio.
Esisteva ancora, stando al predetto statuto, una "strada mediolanensis"
che passava da Guarda Brusata, e anche questa si vuol credere che
facesse onore al proprio nome, allacciando Lodi col tratto superiore
della "via romana" in modo da collegarla con Milano. Il
relativo tracciato che gli statuti non danno (Guarda Brusata è
nome perduto) l'Agnelli crede si possa ricostruire con l'aiuto d'un
documento del 1297, che accenna a una strada per Milano diversa
da quella antica: essa seguiva il costone delle paludi, passando
dalla Torretta, quindi andava a S.Gualtiero e a S.Grato.
Possiamo aggiungere che da S.Grato la via seguiva il tracciato della
nazionale odierna (che nella sua sinuosità rivela qui una
costruzione antica e poco razionale) fino a Tavazzano e oltre, indirizzandosi
poi verso Sordio, nel cui territorio si riuniva all'antica "strada
romana". Naturalmente da Lodi la via per Milano usciva alla
porta Regale, come quella per Lodi Vecchio da cui si separava a
breve distanza dalla città; e non, come vuole l'Agnelli,
presso S.Grato.
Con la costruzione di questi due tronchi, che almeno nella seconda
metà del secolo XIII dovevano essere compiuti, era realizzata
la deviazione su Lodi della Milano-Piacenza. Ma perchè Lodi
ne risentisse veramente tutti i vantaggi economici e politici occorreva
che gli utenti dell'antica strada si adattassero a seguire il nuovo
percorso, cosa difficile, trattandosi di allungare e di passare
per una zona più controllata. Non c'era che distruggere la
"strada romea vetus": i Lodigiani, che dovettero pensarvi
quando ancora la loro città era collegata alla Milano-Piacenza
da semplici sentieri, ottennero a ogni conferma dei privilegi imperiali
l'autorizzazione supplementare a cancellare il vecchio tracciato
e fissarono in uno "statuto" le norme per renderla operante.
Nessuno, a piedi o a cavallo, con bestie e con qualsivoglia mezzo
di trasporto, doveva percorrere la strada antica che andava a Lodi
Vecchio, né dovevano sorgere lungo di essa alberghi o osterie,
vendite di pane e vino, se non per gli abitanti del luogo. C'era
una multa non solo per chi vi indirizzava dei forestieri, ma anche
per chi semplicemente dicesse che era una via battuta. E i proprietari
dei terreni adiacenti dovevano distruggere la sede stradale, anzi
coltivarla se non volevano guai.
Queste norme furono osservate in pratica quel tanto che bastò
a interrompere materialmente la strada in due tratti in prossimità
di Sordio e di Livraga, dove appunto essa non è più
riconoscibile. La Milano-Piacenza subiva così il più
notevole cambiamento della sua storia, e non, come si è visto,
casualmente, ma in dipendenza da ben determinate vicende storiche,
per l'azione di una grande personalità quale Federico I e
per la straordinaria mobilità di rapporti delle piccole vigorose
repubbliche comunali.
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