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Intervento
di Carlo V. Spedizione contro Roma.
Dopo una serie di alterne vicende le velleità francesi in
Italia furono stroncate nella battaglia di Pavia (1525) dal nuovo
sovrano di Spagna e imperatore: Carlo V. Questi rappresenta ora
la grande minaccia per gli stati italiani: di qui il massiccio sforzo
compiuto contro di lui, con la lega di Cognac, nella quale il papa,
Clemente VII, era stavolta al centro delle forze antispagnole: Venezia,
Firenze, il duca stesso di Milano.
A determinare il fallimento della Lega (sostenuta assai scarsamente
dalla Francia) bastò una spedizione punitiva che, raggiungendo
Roma e operandovi il famosissimo "sacco", prostrò
la volontà e l'autorità di Clemente VII (maggio 1527).
L'itinerario della spedizione comprese un tratto della via da Piacenza
a Bologna, non solo, ma gli spostamenti degli Imperiali e dei collegati
in quella zona molto influirono sull'esito finale.
L'incertezza e l'indecisione degli eserciti della Lega permise ai
due corpi di cui la spedizione era composta, quello comandato dal
Borbone, proveniente dal Milanese, e quello che il Frundsberg conduceva
dal Tirolo, di congiungersi a sud di Piacenza, tenuta dalle forze
pontificie. Dopo alcuni giorni gli Imperiali si incamminarono per
la via Emilia. Erano circa 22.000 uomini, malissimo pagati, turbolenti
in parte al punto di preoccupare i loro stessi comandanti, e avidi
quanto mai di predare. Il 22 febbraio erano a Borgo S.Donnino. I
soldati della Lega l'avevano evacuata, passando a Parma; retrocedettero
ancora fino a Bologna, e lì si misero a proteggere l'accesso
alla città sulla via Emilia, fermandosi "in quattro
alloggiamenti tra Anzuola a il ponte a Reno". Anche i soldati
che erano in Piacenza ricevevano ordine di seguire a distanza gl'Imperiali;
i Veneziani stavano ai fianchi, ma nessuno attaccava. Intanto i
lanzichenecchi avanzavano per la via diritta seguendola fin dove
potevano. Se ne staccarono definitivamente appena passata la Secchia,
dove "presa la mano sinistra" andarono a Finale. Più
tardi, apparvero verso Bologna e passarono oltre.
I collegati pregiudicarono durante questi movimenti le loro migliori
possibilità. Essi "feciono una guerra di questa sorte,
che mai non volono unirsi per opporsi alli nemici, ma venivano loro
drieto e si poteva dire che li acompagnassino come fanno i servitori
e padroni. Li avversari vennono vicini a Piacenzia, e Guido con
li fanti del papa la guardò in modo che non vi si accostorono.
Il medesimo intervenne di Parma e Modena; e feciono, e capitani
e condottieri nominati di sopra, come alcuni medici poco esperti
e poco dotti, che, senza purgare il corpo delli mali umori, sanano,
con loro unguenti forti, le piaghe... e riducono la materia al cuore".
Il cuore era Roma: e la spedizione arrivandovi ferì ben nel
vivo, come s'è detto, l'animatore della Lega. Nel 1529 Carlo
V poteva venire in Italia a raccogliere il frutto delle sue vittorie.
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