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Strade
e traffico in genere durante la preponderanza spagnola.
Questa età non è nel complesso di sviluppo, ma di
ristagno e addirittura di regresso. La storiografia moderna viene
mettendo in luce quanto sia ingiusto attribuire tutta la colpa della
decadenza italiana nel Seicento, e di quella lombarda in specie,
al governo degli Spagnoli; tuttavia i vantaggi che quest'ultimo
assicurò alle regioni italiane su cui si estese continuano
ad apparire scarsi. Uno, del quale risentì tutta la Penisola,
fu certo la sicurezza delle frontiere. Così le nostre strade
vedono finalmente cessare il passaggio continuato di eserciti che
vengono a combattersi in Italia, e dalla metà del secolo
XVI alla fina del successivo solo saltuariamente sono danneggiate
dalle spedizioni militari.
Esse mostrano però nel loro aspetto le conseguenze della
crisi economica che con crescente gravità, fino agli ultimi
decenni del Seicento, opprime le regioni in cui si estendono. La
via diretta da Milano a Bologna, usata per tutte le relazioni più
importanti tra il governo spagnolo e quelli dei ducati e delle legazioni,
non poteva certo essere abbandonata e di fatto non lo era. Per fare
un esempio, l'archivio della Congregazione dei Cavamenti di Parma
documenta che nel primo trentennio del secolo XVII la via Emilia
entro i confini del Ducato ebbe rifatti e restaurati non pochi ponti
(tra i quali uno sul torrente Parola finito nel 1605) e fruì
di una discreta manutenzione ordinaria. Ma certo l'impoverirsi delle
comunità, a cui in parte spettava di provvedere anche alle
maggiori vie maestre, determinò sulla Milano-Piacenza e sulla
Piacenza-Bologna un deperimento sia del fondo che dei manufatti.
Il mantenimento delle strade toccava, con conseguenze deleterie,
sempre agli stessi. Per esempio gli Anziani di Reggio, nel 1603,
erano costretti a ricorrere al consigliere Laderli perchè
i "privilegiati" si decidessero a concedere i propri mezzadri
per rifare il ponte caduto, della via Emilia sulla Modolena, in
quanto quelli dei cittadini erano gravati insopportabilmente.
D'altra parte l'abbassamento del tenore di vita delle popolazioni
emiliane e lombarde ebbe ripercussioni anche su altri aspetti della
vita della strada. Si rallentò il flusso commerciale, che
per esempio nel tratto Milano-Piacenza era assai attivo nella prima
metà del secolo XVI sia a nord di Lodi che a sud di essa,
e andò invece crescendo il numero dei vagabondi, dei diseredati
in cerca di pane, dei bravacci. Un elemento costante del traffico
sulle vie che stiamo considerando era ormai il passaggio di procacci,
"ordinari" e staffette, con partenze e percorrenze fisse.
All'inizio del Seicento questo era l'orario settimanale dei servizi
a Bologna, secondo il "Nuovo itinerario" del Codogno:
la domenica passava l'ordinario proveniente da Milano e diretto
a Roma; il mercoledì quello che faceva il cammino inverso;
il martedì partiva la staffetta per Modena, Reggio, Parma
e Piacenza. L'ordinario di Milano faceva però la via di Mantova-Cremona,
e quindi percorreva della Milano-Piacenza solo alcuni tratti.
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