|
Avvenimenti
particolari che interessano la Milano-Bologna.
Per l'attività della Milano-Piacenza nel Seicento, Lodi,
a metà strada, è come sempre un buon osservatorio.
L'Agnelli che ha accuratamente spigolato nelle memorie cittadine
dell'epoca non ne ha potuto trarre che un quadro monotono. Qualche
movimento di truppe in seguito agli allarmi causati dalla Francia
e dai suoi alleati (nel 1658 i franco-modenesi corsero nel Lodigiano
e fino alla porta Romana di Milano), qualche passaggio di personaggi
di gran riguardo costituiscono gli avvenimenti più salienti
fra quelli legati alle strade di Milano e di Piacenza. Significativa
è l'assenza, per lungo periodo, su queste strade, dei sovrani
dello stato e di personalità che abbiano un serio peso nella
vita internazionale; la condizione della Lombardia era quella di
una provincia trascurata. E gi altri piccoli stati, fino a Bologna,
avevano ancora minore vitalità.
Memorabili, anche per l'interesse che destarono nelle popolazioni,
i passaggi sulle nostre strade dei due porporati della famiglia
Borromeo che allora ressero la diocesi ambrosiana: Carlo, poi santificato,
e Federico, il cardinale del capolavoro manzoniano, due grandi figure
che molto inflirono sulla vita cittadina anche fuori del campo religioso.
Carlo Borromeo, da Roma, dove occupava in Curia una posizione eminente,
venne a Milano, per la via di Piacenza, nel 1565, a presiedere un
concilio di vescovi suffraganei. Fu un vero avvenimento perchè
il giovanissimo cardinale intese così affermare il suo interesse
per la diocesi milanese e la volontà di intraprendere energicamente
la riorganizzazione. Dopo che ebbe preso stabile dimora a Milano,
Carlo percorse la strada di Piacenza e Parma varie altre volte.
Il cardinale Federico si recò a Parma nel 1620 per incontrarvi
i Farnese: il duca, il cardinale Odardo, il giovane Ottavio. Una
malattia lo fece fermare a Piacenza; proseguì poco dopo (il
23 aprile era a Borgo S.Donnino) ma era in condizioni precarie:
tanto da far scrivere ai Farnese che non venissero ad incontrarlo,
se non volevano un ospite infermo: scendere a metà strada
per i convenevoli sarebbe stato fatale a lui che viaggiava chiuso
nella lettiga come in una stufa. Potè invece essere accolto
con tutti gli onori pochi anni dopo, quando tornò a Piacenza
e a Parma.
Nel tratto Piacenza-Bologna gli episodi più importanti che
hanno relazione con la strada sono solo riflessi dei contrasti franco-spagnoli,
come l'assedio del governatore di Milano a Reggio nel 1655, allorchè
la via Emilia fu teatro di due scaramucce conseguenti a sortite
degli assediati per le porte che su di essa si aprivano.
L'avvenimento seicentesco che più interessa tuta la principale
arteria da Milano a Bologna e si ripercuote uniformemente nel suo
aspetto, popolandola di torme di profughi e di spaesati e facendovi
sorgere blocchi, sbarramenti e controlli, nonché lazzaretti
e cimiteri, è la peste, quella famosa del Manzoni. Dal 1629
al 1631 essa infierì a Milano, Parma, Reggio e Bologna facendo
migliaia e migliaia di vittime e riducendo le località minori
a un deserto. Sulla via Emilia, nel tratto urbano di Modena, la
ricorda ancora, la chiesa de Voto, iniziata nel 1634.
Durante la preponderanza spagnola un elemento positivo per lo sviluppo
delle comunicazioni stradali di Milano e di Bologna con Piacenza
fu l'istituzione in quest'ultima città delle fiere dei cambi
nell'anno 1579.
Le fiere si celebravano quattro volte all'anno e richiamavano un
notevole gruppo di negoziatori. Naturalmente l'affluenza divenne
maggiore quando a esse si aggiunsero le fiere delle mercanzie, nel
1622. Dalla petizione fatta al duca per ottenere anche questa concessione
si comprende che per il trasporto delle merci avevano preminente
importanza le vie d'acqua, ma che anche le strade contribuivano
a fare di Piacenza la "terra di passo a tutte le mercantie
che dal sud son dirette oltr'alpe e viceversa" e quindi che
anch'esse dovevano svolgere nei periodi fieristici un'attività
notevolissima, economicamente benefica per i centri attraversati.
Purtroppo alla fine del Seicento le fiere dei cambi furono sospese
e regredirono quelle delle merci; motivo: la rovina e l'insicurezza
delle strade in conseguenza dei passaggi di truppe. Erano quelli
gli anni in cui le gride regie ordinavano in Lombardia di tagliare
i boschi lungo le vie per la lunghezza di sessanta braccia, al fin
di "togliere i nascondigli e i ricoveri degli assassini e assicurare
la vita e le sostanze dei viandanti"
Evidentemente le strade, anche quella principale da Milano a Piacenza
e a Bologna, non erano verso la fine del secolo XVII in condizione
di favorire la ripresa economica che s'era lentamente iniziata da
un paio di decenni. Occorreva un'opera di rinnovamento, che però
si sarebbe verificata solo nell'età successiva, dopo nuove
guerre e rilevanti mutamenti politici.
|