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Ricostruzione
della Lodi-Piacenza.
Lungo il corso del Settecento, in particolare dalla metà
del secolo, nei vari stati italiani, sotto l'influsso delle correnti
illuministiche, si manifesta una viva attività rinnovatrice.
Aumentano soprattutto le opere pubbliche: su questo terreno anche
i sovrani assoluti possono muoversi con minore sospetto e ottenere
la collaborazione di quel nuovo ceto dirigente, professionisti,
nobili, intellettuali, ecc., operoso e volto all'avvenire, che nei
singoli stati, in particolare in Lombardia, va sempre più
prendendo consistenza.
Per la strada che da Milano raggiunge Bologna traversando e collegando
quattro stati, due almeno dei quali investiti in pieno dal movimento
riformatore, s'inizia una serie di notevoli realizzazioni che ne
modificano assai l'aspetto avvicinandolo a quello presente.
Settecentesco è il rifacimento, secondo un tracciato simile
all'attuale, della Milano-Piacenza, specie nel tratto inferiore
da Lodi in poi, attraverso Casalpusterlengo e Fombio. La strada
precedente tortuosissima e stretta venne in parte radicalmente trasformata,
in parte abbandonata. Il tronco Fombio-Piacenza fu rifatto per primo
nel 1768 dal duca di Parma al quale il territorio apparteneva. Si
dovette allargare e rialzare la vecchia strada la quale oltrechè
difettosa per natura era pessimamente tenuta; fu però lasciato
di legno il ponte sulla Mortizza, che ancora nel 1850 aveva in muratura
solo le spalle.
Il rimanente venne eseguito dal governo austriaco. La strada fu
allargata da Milano a Lodi: in prossimità di questa città
venne condotta, diritta, attraverso le bassure una volta paludose,
fino a una nuova porta, detta poi "porta Milano" alla
quale veniva a corrispondere, per l'uscita dalla parte opposta,
la porta Cremonese, pure allora (1782) ricostruita, Da Lodi in poi
si seguì in parte l'antica strada di Secugnago, ma con rettifiche
tali da renderla pressocchè nuova. La strada in tutta la
sua lunghezza si manteneva relativamente larga. I ponti erano in
muratura. Ufficialmente si chiamò "strada mantovana"
perchè a Casalpusterlengo aveva una diramazione per Cremona-Mantova
assai importante sotto gli Austriaci.
Come il rifacimento del tratto Fombio-Piacenza era stato legato
all'attività riformatrice del Du Tillot nel ducato parmense,
così quello della Milano-Fombio si doveva al nuovo ordinamento
amministrativo dato da Maria Teresa e Giuseppe II ai loro domini
italiani. L'opera infatti venne eseguita in applicazione del Piano
per lo sviluppo e la regolamentazione della viabilità approvato
nel 1777-78. Questo piano che va ricordato perchè sta alla
base della moderna dotazione di strade della Lombardia e costituì
un esempio per gli altri stati, stabiliva - suo primo merito - un
ordinato sistema di finanziamento per le opere da eseguire (introducendo
a tal fine una suddivisione delle strade in provinciali e comunali),
dava precise modalità per l'esecuzione dei lavori, tutti
da "appaltarsi mediante pubblica asta, in base a un cauto capitolato"
e fissava i requisiti a cui le strade dovevano rispondere, cominciando
dalla larghezza: per le provinciali metri 5,95. Per l'applicazione
delle leggi in materia stradale si creò anche un Ufficio
appunto chiamato "delle Strade"; i funzionari che lo componevano
avevano, per la prima volta, incarico triennale.
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