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Lavori
nel Bolognese e nel Modenese.
Pur restando lontani da una legislazione così progredita,
anche gli altri stati interessati al collegamento Milano-Bologna,
davanti all'intensificarsi dei traffici, si adoperavano per assicurare
la funzionalità almeno della via Emilia. Nel territorio bolognese
l'antico ponte sul Reno caduto in parte nel 1771 venne restaurato
radicalmente. Tre archi furono ricostruiti dalle fondamenta e tutto
il manufatto tornò in efficienza. "Merita di essere
osservato il grandioso ponte sopra il Reno, lungo ottocentosettanta
piedi bolognesi largo circa tredici a ventun archi di luce, quasi
tutto rifatto di nuovo più volte di pietra cotta...":
così scriveva in quegli anni il Calindri da cui anche sappiamo
come il tratto della via Emilia da Bologna al confine del Panaro,
la strada di S.Felice", nella sua qualità di via postale
principale, fosse allora ben mantenuta e praticabile in tutte le
stagioni.
Da parte sua il duca di Modena, Ercole III, con fondi del "pubblico
censo" fece costruire lungo l'Emilia due ottimi ponti, che
richiesero però altrettante discutibili deviazioni della
strada dal suo asse rettilineo. Il primo ponte fu terminato nel
1791 sulla Secchia a Rubiera, lungo, robusto, a nove archi. Sul
Panaro si era in primo tempo intrapresa la costruzione di un ponte
a una sola arcata, ma rovinò nel disarmo. Un paio di anni
dopo si incominciò a costruire un altro, sotto la direzione
dell'architetto Soli e fu inaugurato nel 1792, un bel ponte a due
archi, con quattro torrette frontali e provvisto di cancelli.
Durante la costruzione fu annunciato il passaggio dell'imperatore
Leopoldo II con la moglie: il duca di Modena volle che si allestisse
per loro, sfruttando le spalle già pronte, un ponte provvisorio.
La costruzione del ponte sul Panaro, ai confini del ducato, era
importante per il traffico, lungo la via Emilia, con Bologna e con
il territorio pontificio. Quel traffico veniva così potenziato
da Ercole II, dopo che il suo predecessore aveva cercato (consenziente
l'Austria) di deviarlo, con la costruzione della via Giardini, che,
unita alla via Ximenes aperta dal granduca di Toscana, permetteva,
attraverso l'Abetone e Pistoia, di raggiungere Firenze da Modena
senza toccare Bologna.
I miglioramenti apportati fecero sì che la Milano-Piacenza-Bologna
potesse intensamente servire a quella ripresa dei traffici che le
condizioni generali permettevano. E' ora infatti il periodo in cui
si intensificano i commerci anche negli stati collegati da queste
strade. Lo sviluppo della borghesia lombarda negli ultimi decenni
del Settecento è la miglior prova dell'incremento dei trafici
nel Milanese, a cui concorse, per quanto riguarda l'interno, l'abolizione
dei dazi sul grano. Un nuovo mercato granario era istituito nel
1778 a Melegnano. Quanto al ducato di Parma sono noti gli sforzi
del Du Tillot per eliminare gli intralci di origine medievale che
ancora limitavano il commercio con la Lombardia austriaca, e abbssò
i dazi di transito.
Verso la fine del secolo XVIII la nostra strada resultava dunque
assai migliorata e vivificata dai benefici di un lungo e non inerte
periodo di pace.
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