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Passaggi
di Napoleone.
La guerra torna sulle strade da Milano a Bologna con Napoleone.
"Le petit caporal" viene a raggiungerle nel 1796, nel
momento decisivo di tutto il suo avvenire: per non disperdere l'eccezionale
fortuna che gli ha dato un esercito con cui combattere sul suolo
italiano i nemici della Francia rivoluzionaria, egli deve risolvere
fulmineamente la guerra. E infatti il re di Sardegna vien subito
travolto: restano gli Austriaci. Per attaccarli Napoleone si dirige
a grandi marce su Piacenza: vi entra il 7 maggio da porta Borghetto
e ai soldati fa subito passare il Po. Il 9 già riceve il
duca di Parma per un armistizio; e nella notte seguente si mette
sulla strada per Milano avanzando risoluto. Passa Casalpusterlengo,
passa Zorlesco: è a Lodi. Gli Austriaci sorprei e sconfitti
di dileguano oltre l'Adda; il capoluogo della Lombardia aspetta
il vincitore.
Napoleone resta a Lodi qualche giorno, ma naturalmente non sta fermo:
percorre anche, avanti e indietro, la Milano-Piacenza; il 15 infine
fa l'ingresso a Milano, preceduto dall'avanguardia del Massena,
dalla porta Romana. La gente si stupisce della sua giovinezza e
della sua modesta presenza, e trova ancor più straordinaria
l'autorità che egli esercita su generali più esperti
e anziani e su quei ventimila uomini spogli di tutto che conduce
con sé. S'intuisce in lui qualcosa di superiore, e in verità
la sorprendente avanzata da Piacenza a Milano aveva dato il via
a una delle più sbalorditive avventure militari e politiche
della storia.
Non erano passati dieci anni infatti che napoleone tornava su quelle
strade padrone di mezza Europa, imperatore e re. Il 26 maggio 1805
egli cinse la corona d'italia a Milano; in capo a due settimane
s'iniziava un viaggio destinato a presentare ai popoli della pianura
padana la gloria del nuovo sire. L'imperatore percorse la strada
di Piacenza fino a Lodi. Gli abitanti, con tutte le autorità,
si accalcavano alla porta Milano, attorno al sontuoso arco trionfale
che vi era stato innalzato. Napoleone stavolta non giungeva a cavallo
e in tenuta da campo, ma con un corteo suntuoso di cocchi, scortato
dalla guardia reale. Alla porta si fermò quel tanto che bastava
per ascoltare un indirizzo d'omaggio e per ricevere una petizione;
poi fece attraverso la città il percorso consueto delle vetture
di posta, risortì a porta Cremonese e andò a Pizzighettone.
Raggiunta Bologna attraverso Cremona, l'imperatore risale, fino
a Piacenza, la via Emilia. Parte da Bologna il 26, sosta a Reggio
brevemente, più a lungo a Parma, il 27 a ora tardissima giunge
a Piacenza. Due giorni dopo Napoleone andava a Genova; non occorre
dire che nelle città grandi e piccole della via Emilia s'era
fattto l'impossibile per accoglierlo grandiosamente.
Davanti a tanto splendore qualcuno dovette pur ricordare, per contrasto,
il non remoto passaggio, proprio su quella strada, di papa Pio VI,
vittima incolpevole dei medesimi eventi da cui era scaturita così
alta la fortuna di Napoleone. Vecchio e malato il pontefice dopo
l'occupazione francese di Roma si era ridotto a Firenze, alla Certosa.
Lì nel marzo 1799 lo raggiunse l'ordine del governo rivoluzionario
di recarsi più a nord: paralizzato come era, dovette mettersi
in viaggio e traversare l'Appennino con un tempo assai crudo. Da
Bologna in poi seguì la via Emilia; a Modena, a Reggio, a
Parma, nei piccoli centri le popolazioni accorsero, e non rimasero
indifferenti al penoso spettacolo. A Parma il papa non era più
in condizioni di andare oltre. Mentre sostava al convento di S.Giovanni
Evangelista gli fu tuttavia perentoriamente ordinato di partire.
Riprese il cammino, venne fatto passare fuori Piacenza e subito
avviato sulla strada di Lodi; ma appena superato il Po un distaccamento
di cavalleria francese che si ritirava davanti agli Austriaci lo
fece retrocedere. A Piacenza lo accolsero calorosamente, ma la sosta
fu breve. Pochi mesi dopo chiudeva la sua esistenza nell'amaro esilio
di Francia.
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