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Opere
stradali di Maria Luigia.
Se risalendo la via Emilia i viaggiatori, giunti nel Modenese, erano
turbati da questo ricordo, nel ducato di Parma, retto con tolleranza
da Maria Luigia, trovavano invece, proprio lungo la strada, un augurale
fervore di opere. Tre ottimi ponti, oltre a lavori minori di miglioramento
e restauro, vengono ora eseguiti sulla grande arteria entro i confini
del ducato.
Quello maggiore fu edificato sul Taro: 565 metri di lunghezza, venti
archi, ornamento di statue ai due imbocchi: Già nel secolo
precedente s'era intrapreso a costruire un ponte sul fiume (che
da tempo lunghissimo si passava solo col traghetto), incominciando
con due grandi argini traversanti, ma la piena del 1777 li danneggiò
al punto che l'impresa dovette essere abbandonata. L'ingegner Cocconcelli,
che resse a lungo l'amministrazione delle fabbriche e delle acque,
presentò nel 1815 un progetto nuovo, e un anno dopo mise
mano ai lavori. Questi procedettero tra continue polemiche fino
al 1821: il progettista dovette sottomettersi a ispezioni e accettare
grosse varianti, quali l'aggiunta di tre archi e l'introduzione
di grandi fori nel muro sovrastante alle pile.
Quando però infine s'arriva all'inaugurazione solenne in
mezzo a grandi festeggiamenti (comprendenti anche, secondo l'usanza,
un'assegnazione di doti a ragazze da marito) tutti sono orgogliosi
e soddisfatti davanti allo spettacolo del Taro che "giunto
all'Emilia china raumiliata la fronte sotto l grande ponte nuovo".
Il Cocconcelli, dimenticate le critiche, riceve alcuni anni dopo
dalla duchessa l'incarico per un altro ponte: quello sull'Arda,
a Fiorenzuola, e lo progetta a tra archi, per una lunghezza di circa
60 metri. Quando l'opera fu inaugurata, nel 1836, già si
lavorava ad un grande ponte sul torrente Nure, aperto poi nel 1838.
In prossimità di esso venne anche rettificata per lungo tratto
la strada.
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